“Premesso che le istituzioni dovrebbero governare le emergenze prima che le situazioni degenerino, soprattutto quando le questioni sono prevedibili, mi auguro che le parole dell’assessore alla Salute della Regione Basilicata, Rocco Leone, siano supportate dai fatti conseguenti. Intanto la mozione consiliare proprio sul tema presentata da Italia Viva lo scorso 13 gennaio continua a essere ignorata”.

Primavera del 2018, l’apoteosi del populismo di tutti i colori, figlio delle lotte intestine del Pd, trova nel Professor Giuseppe Conte, anonimo docente universitario di provincia ma dalle buone relazioni con Alfonso Bonafede il perfetto notaio tra le due facce della stessa medaglia, quella di un paese che in una delle più profonde crisi di fiducia verso tutto ciò che è sistema, sceglie di affidarsi a chi promette ancora una volta un cambiamento, fatto però di risentimenti ed algoritmi. Dopo un anno e qualche mese di tutto ed il contrario di tutto, con uno dei governi con il più alto tasso di schizofrenia istituzionale, tra gattini e scie chimiche, conferenze stampa con mojito e presidenti della Camera in autobus, Matteo Renzi comprende che è arrivato il momento di cambiare rotta e con una vera e propria “mossa del cavallo” intuisce che la rottura tra Lega e 5 stelle può essere l’occasione per assestare il primo colpo al populismo, dimezzandone la portata.

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