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Leggi la mia relazione in Assemblea Regionale del Partito Democratico della Basilicata

Buon pomeriggio a tutti, ben ritrovati

Ne è passato di tempo, qualcuno dice troppo, io penso invece che sia passato quello giusto. E me ne assumo in toto ogni responsabilità. Non cerco attenuanti, ne difensori, anzi, rivendico fortemente come mia e solo mia la scelta dei tempi, dei silenzi e delle attese.

Lo dico senza infingimenti, chiedendo scusa a tutti voi ma al contempo giurando a questa platea che sarei pronto a replicare ogni azione ed ogni parola spesa o taciuta non solo per Marcello Pittella, a cui mi lega una profonda e sincera amicizia, nonché la legittima reverenza nei confronti di un ruolo, quello di Presidente di Regione, il nostro Presidente, il Presidente del Partito Democratico di Basilicata oltre che prima di tutto il Presidente dei lucani, ma per chiunque tra noi possa trovarsi nelle stesse condizioni di grande imbarazzo democratico. Perché tale è questa condizione perdurante da tempo, questo si, troppo. E non sta a noi giudicare, si badi bene, ma a noi sta difendere i principi, urlare il rispetto della dignità umana, dell’innocenza fino a prova contraria e fino all’ultimo grado di giudizio, i fondamenti dello stato di diritto, che ci esplicitano in maniera inequivocabile quale sia la gerarchia dei presidi giurisdizionali nel nostro paese; ebbene a questi valori e a quelli che per me sono fondativi di qualunque bandiera sotto la quale condurre ogni battaglia politica e di civiltà, io non abdicherò mai, mai, per un voto in più, per una presunta vittoria più certa, per una squadra che non potrebbe essere la mia. Io non userò la ghigliottina per tagliare teste da offrire a chi non aspetta altro che strumentalizzare il lavoro della magistratura a scopi politici. Io sono diverso!

Il punto è che dobbiamo invece convincerci di una cosa. L’insegnamento delle piazze di Roma prima, la nostra manifestazione, e poi Torino, e le altre piazze italiane ci danno un doppio segnale: anche chi ha votato e continuerebbe a votare questo governo lo ritiene insopportabile...ma parallelamente chi popola le nostre piazze non ritiene più noi una alternativa credibile! Presi nei nostri litigi interni, ripiegati ad abbattere ogni leadership, preoccupati più dal fatto che Matteo Renzi faccia o meno un nuovo partito che non dal disastro economico e sociale in cui questo governo ci sta trascinando. Michele Emiliano ha deciso di non rifare la tessera del nostro partito, ne ammiro la coerenza, tardiva, molto tardiva, ma almeno c’è stata! E allora diciamoci che questo congresso poteva farsi prima, Renzi si è dimesso, si è dimesso, lo ribadisco perché spesso qualcuno lo dimentica, Polese no, non si è dimesso invece, purtroppo per alcuni di voi, per molti per fortuna, il 5 marzo. A questo punto mi chiedo a cosa serva il congresso. Ma ciò non toglie che vi prenderò parte, sostenendo il pensiero che mi parrà più vicino al mio, chi interpreterà questo congresso come un congresso ri-fondativo e non con lo sguardo rivolto al passato o, peggio con il desiderio di spostare le lancette in dietro nel tempo. Cosa che non è possibile a Roma, men che meno in Basilicata, sia chiaro!

A proposito di governo, Salvini, la smetta di twittare compulsivamente anche su delicate operazioni di polizia, noi non ci siamo e non ci saremo, mai tra quei 60 milioni di italiani a cui chiede il mandato per muovere le fila del burattino Conte e usare parole e azioni violente contro gli ultimi e i penultimi di questo mondo. Noi siamo altro! Anche rispetto al Movimento del Cambiamento, continuo di idee, i 5 stelle. Senza di me! Lasciateli lavorare, dicevano. Dopo quasi un anno non vi basta? E lo dico anche tra noi, a chi, a sinistra, ha voluto bocciare noi per sostenere loro, gli irresponsabili, una banda di cialtroni. Dovevano aprire la scatoletta del tonno, ma al momento questo tonno se lo stanno solo mangiando. Il 4 marzo? No il 4 dicembre! È lì che si è consumato il parricidio dei nostri valori da chi ha preferito consumare la propria vendetta personale a danno del paese, del Pd e del csx che è morto quel giorno, assieme alle istanze progressiste e riformiste che erano alla base di quella proposta referendaria. E’ il 4 dicembre che si sono costruite le basi per la titubanza e l’autoflagellazione che in Italia come in Basilicata hanno precostituito le condizioni della disfatta delle politiche, presi come siamo stati a rivendicare più le sconfitte che le cose fatte e a “benaltrizzare”, perdonate l’eufemismo, azioni importanti che dovevano essere il nostro cavallo di battaglia, come lo ius soli. Abbiamo preferito cedere al populismo rinunciando alla nostra natura. Ho sentito qualcuno dei nostri compagni in queste ore persino esaltare il fenomeno dei gillet gialli...ma lo sanno che noi i gillet gialli ce li abbiamo al Governo?! Intanto le cronache di tutti i giorni ci consegnano una realtà: abbiamo i due vicepremier peggiori della storia repubblicana, intenti a propagandare odio e bugie pur di nascondere la loro incompetenza. Non voglio infierire: ma vi rendete conto della brutta figura che ha fatto fare il senatore Pasquale Pepe alla classe politica lucana che per decenni, sia a destra che a sinistra ha espresso in Parlamento persone preparate e capaci? Siamo governati da uno che confonde Battisti con Sofri, il Brasile con Pisa. Ma fosse solo questo. Il governo del cambio-idea aveva annunciato la fine della povertà con una patetica scenetta d’avanspettacolo sul balcone di Palzzo Chigi, ma ancora oggi stiamo aspettando di capire come se e quando la povertà verrà abolita. E che dire delle clamorose figuracce su ILVA, TAP e prossimamente sulla TAV? E ancora, perché non ci sono solo Salvini e Di Maio al governo del Paese, che dire di Lezzi, Toninelli e Castelli? Nomi e cognomi della peggiore classe dirigente italiana, a cui corrispondono precise responsabilità. La loro superficialità è il male che gli italiani non meritano, la loro incompetenza è la causa dell’immobilismo in cui oggi il sistema paese si trova a vivere, e che fa registrare crescita zero e alti numeri di disoccupazione. Non lo dico io, ma lo certifica l’Istat, il Censis e tutti gli istituti di ricerca.

Noi invece in questi mesi abbiamo lavorato silenziosamente alla tenuta del nostro partito, incontrando i cittadini e gli iscritti, senza mai risparmiarci. Siamo al 16 dicembre 2018. Poco più di un anno fa, il 3 dicembre 2017, celebravamo la nostra festa democratica, il congresso. I cicli della politica, esattamente come quelli della vita di ciascuno di noi, hanno dell’imprevedibile e del complesso. E non è detto che la complessità sia sinonimo di sbaglio, errore, cattiveria. Alle volte é la circostanza che ci invita a riflettere, ripartire, rincamminarsi con qualche esperienza in più di cui fare tesoro. Ecco, se dovessi definire quest’anno lo definirei proprio così, complesso. Sono stati dodici mesi complessi appunto, tanto sul piano politico e ancor di più su quello personale. “Chi te l’ha fatta fare”, mi dicono e mi hanno detto in tanti. A tutti ho risposto con il sorriso di chi ha passione nel cuore e fuoco nelle vene. Ho sbagliato molto, ho corso di più. 3 assemblee regionali con questa di oggi, 2 Direzioni, 4 assemblee provinciali a seguito dei 2 congressi provinciali dopo 5 anni di stasi, 100 congressi di circolo. E ancora, più incontri con tutti i segretari di circolo, 2 riunioni plenarie con i sindaci, poi gli uffici territoriali, che hanno coinvolto tutti i nostri amministratori e dirigenti. Sotto traccia, senza clamori, manifesti autoreferenziali e megafoni digitali, ripiegandoci nel confronto. Senza dimenticare i tavoli di csx con tutte le forze che reggono l’attuale maggioranza consiliare, i tanti incontri tematici ed in estate, una terribile estate, siamo tornati nelle piazze con le feste dell’Unità: mai così numerose da anni. Abbiamo poi viaggiato nei territori con il Tour “Rigeneriamo la Basilicata” per dare voce alla gente comune ed ascoltarla. Da quelle sei tappe abbiamo raccolto documenti e testimonianze che andremo a valorizzare assieme al lavoro che svolgeranno i dipartimenti. Che bello questa mattina vedere tantissime persone confrontarsi, scrivere, proporre. Grazie per tutto questo a Maura e Claudio, con loro è davvero una gestione collegiale, senza invidie, nel rispetto dei ruoli ma con solo un grande desiderio comune di lavorare bene e con proficua serenità!

Tra i tanti impegni assunti e mantenuti in questi mesi non ho ancora adempiuto ad uno, e faccio ammenda, procederò al più presto, una segreteria collegiale, ma questo non ha impedito al pluralismo interno di avere sbocchi reali e non di facciata. Penso alla presidenza del Consiglio Regionale, da me proposta a Vito Santarsiero e da tutti votata con convinzione, o, ancora alla Presidenza della Prima Commissione Consiliare, votata all’unanimità per Piero Lacorazza, anche questa frutto di un accordo politico, prodromo poi di una legge elettorale, provvedimento al centro di un dibattito intenso, ma che anche qui ci ha visto tenere unito il partito democratico. Cosa che pure è accaduta in tutti i momenti topici della vita consiliare regionale, con le vicende giudiziarie che hanno privato la Regione dell’ autorevole guida di Marcello Pittella e con la sentenza della Cassazione, finalmente primo passo per il ripristino della verità e per questo non smetto di ringraziare Vito Giuzio, tutti i consiglieri e Carmine, Luca e Roberto in giunta. E nell’approvazione di leggi e provvedimenti che hanno tenuto sempre considerazione elevata delle minoranze di partito e lo dimostrano i fatti, non i tweet o i manifesti per strada. A proposito, avviso ai naviganti, come dice qualcuno: a coloro i quali pensano di animare (o agitare a fini contrattualistici) quarti, quinti e sesti poli, studiatevi la legge elettorale. Con un tripolarismo principale, chi arriva quarto a prescindere dalla percentuale non elegge nessuno, ne a Matera dove è matematicamente impossibile, ne a Potenza dove è altamente improbabile.

Data del voto: anche qui, facciamo chiarezza: ci è stato prospettato un percorso normativo autorevolmente supportato che ci imponeva una scelta, quella di maggio, salvo che fossimo stati nelle condizioni, e sfido chiunque a dimostrare che era possibile, di votare a dicembre. Personalmente non mi entusiasma votare a Maggio e ribadisco che al netto di come si esprimeranno i giudici amministrativi, questo governo, lega e 5 stelle, piuttosto che strumentalizzare azioni di altri, potevano in un giorno emettere un decreto che fissava a gennaio a febbraio o quando girava la testa a Salvini e Di Maio, la data delle nostre elezioni. Non lo hanno fatto. Chissà perché.

Quando ci siamo candidati alla guida del Pd lucano abbiamo detto che dovevamo smetterla di guardarci allo specchio e che era arrivato il momento di aprire la finestra e di affrontare il mondo con alla base un principio di realtà. Per noi questa resta la stella polare, sulla base di questa idea abbiamo immaginato il movimento delle comunità democratiche, in cui il Pd è e resta il perno centrale ma non più autosufficiente. Tutti i partiti, i movimenti civici e le forze liberali, progressiste e riformiste che si riconoscono nei comuni valori dell’europeismo, della libertà, della competitività e del garantismo, lavorino con noi con la voglia di condividere idee, programmi, visioni e soprattutto azioni. Attenzione, non parlo di un mero cartello elettorale che si smonterebbe il giorno dopo le elezioni. Io parlo di una nuova area politica, di una nuova idea riformista, di un campo di azione molto più esteso del centro sinistra tradizionalmente inteso, che sappia includere le donne e gli uomini che hanno a cuore il futuro e animano positivamente la Basilicata. Alla Basilicata della paura, dei muri, dell’odio, noi contrapponiamo la società aperta, la migliore espressione di chi da sempre, a prescindere dalla funzione che svolge, ogni mattina si sveglia e lavora per costruire un tempo nuovo, migliore. Oggi non è più il tempo dell’autoreferenzialità, oggi è il tempo di cambiare passo e camminare insieme ai tanti che hanno ancora fiducia in noi e vogliono impegnarsi in prima persona, oltre gli steccati ed i confini abituali. Per recuperare credibilità, stima, fiducia e quindi il consenso perduto. Lo possiamo fare, lo dobbiamo fare. Uomini del territorio, persone che possono aggiungere ad un processo politico diverso dal passato valore aggiunto in termini non solo elettorali, ma anche di autorevolezza, riconoscibilità, senso critico.

E questo non vuol dire che i buoni numeri e il nostro buon governo, non ho timore di dirlo, vadano difesi dal sentito dire. La Basilicata è in vetta alla classifica del Pil delle regioni nel settennio 2010-2017 e questo é un dato che non ci toglie nessuno, così come aver coperto l’intero territorio regionale con l’autostrada del futuro, la banda ultra larga, o il feccia rossa e perché no la prima indagine epidemiologica della nostra storia, che forse qualcuno anno fa avrebbe dovuto iniziare e invece non ha fatto. Da soli non faremo molta strada, questo lo sappiamo bene, è inutile continuare con la retorica stanca del dibattito interno. In realtà la nostra colpa è quella di essere autolesionisti. Se non cambiamo, tutti, me compreso, rischiamo di mandare anche la Basilicata nei prossimi anni a ‘carte e 48’. Il perimetro va allargato e noi lavoreremo per questo, per includere e non per escludere. Certo possiamo perdere, ma abbiamo il dovere di provarci, di presentarci agli elettori lucani con le nostre migliori forze, con le donne e gli uomini che vogliono cimentarsi, con le idee chiare ed un linguaggio semplice, pulito, efficace. Basta con i personalismi! Basta con le guerre di posizione e basta parlare di poltrone, ma non nel senso che state immaginando...ma esattamente al contrario. Basta con questa retorica delle poltrone. Le vogliamo tutti, soprattutto chi agita come nota di presunto merito il fatto che non le ha! Non siamo noi quelli che possiamo e dobbiamo farla. Non è più il tempo delle rendite di posizione, questo si, ed è il momento di mettersi in gioco alzando la posta. Possiamo perdere, ma non è detto che non si possa provare a vincere. Io sono cautamente ottimista, e non lo dico perché dall’altra parte le proposte messe in campo sono di modesto profilo, sbrindellate, naïf e non credibili, ma perché conosco questa terra, conosco il lavoro che abbiamo fatto in questi anni, conosco e ringrazio l’onestà e l’impegno quotidiano dei nostri amministratori locali, conosco bene la positiva relazione che c’è tra loro ed i cittadini. Altri possono vantare qualche like in più suoi social, noi abbiamo dalla nostra competenze e coraggio, capacità e visioni, esperienze e futuro. Abbiamo sbagliato molto, da segretario regionale mi faccio carico ancora una volta degli errori fatti, ma adesso possiamo rimetterci in cammino? Possiamo smetterla di fustigarci? Possiamo chiuderla qui questa pagina e andare avanti? Possiamo cominciare la campagna elettorale con la gente e non tra noi? Possiamo cercare uomini e donne pronti a metterci la faccia assieme a noi? Possiamo tornare, tutti, a fare politica? A spiegare che ciò che funziona è frutto di scelte politiche mirate ed intelligenti e che i bisogni insoddisfatti sono gli insuccessi di oggi e gli impegni concreti e motivati di domani? Vogliamo riprendere a fidarci tra noi? A non vederci come nemici, ne dico come amici ma almeno come appartenenti ad una stessa comunità? Possiamo lavare i nostri panni sporchi qui dentro o nelle tante altre occasioni di discussione che abbiamo e che spero però ora dedicheremo a convincere i lucani per votarci e non i nostri iscritti a non farlo? La prossima sfida elettorale è indiscutibilmente la più difficile degli ultimi decenni. Ma voglio ricordare con orgoglio le rivincite che abbiamo ottenuto all’indomani del temuto 4 Marzo, grazie anche ad un costante confronto, a volte anche scontro, con le forze della coalizione, dalle elezioni amministrative dello scorso Giugno, dove abbiamo vinto nel 90% dei comuni al voto, al grande lavoro di sintesi compiuto per le elezioni provinciali che, nonostante qualche divisione interna ed il voto ponderato riservato agli amministratori, ci ha visto vincere e confermare la Presidenza della Provincia tanto a Potenza quanto a Matera. A chi lasceremmo la Basilicata? Ai grillini che fanno degli slogan la sostanza e delle azioni un problema? O ai salviniani ‘terroni di ieri’ che non hanno rispetto del diverso e del debole? Io ho la certezza che molto dipenda ancora da noi. Dobbiamo convincere la parte sana della società che noi siamo ancora i ‘buoni’. Dobbiamo riscoprire quella giusta voglia di fare le cose non per un obiettivo personale ma per obiettivi comunitari. Dobbiamo tornare a parlare con quelli che fino a poco tempo fa avevano fiducia in noi. Quelli che facevano la fila nei gazebo. Quelli che ‘eravamo il 40 per cento’ da soli. Questa assemblea ci dirà come, cosa fare, e cosa non fare più. Io sono qui, pronto ad ascoltarvi, come sempre, e a chiedervi di mettervi con me alla guida della più grande rimonta della storia di questa regione!

 

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Mario Polese
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Mario Polese
RT @sergioragone: Mediterraneo da pregare #oramediterranea

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RT @saldist: Catania non vuole Salvini tutta Piazza Duomo contro!!!!

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RT @AnnaIrmaBattino: Ah Mattè non mi pare che a #Soverato ti stia andando tanto bene..

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Auguri ad @AgneseDordoni che dal prossimo 31 agosto andrà in pensione. Il mio in bocca al lupo per la seconda parte della sua vita a una persona straordinaria. E’ stata in questi anni per la mia segreteria un vero punto di riferimento. Grazie Agnese!!

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Mario Polese
#RegioneBasilicata #GallipoliCognato Nuovo schiaffo ai lucani. Sindaci mortificati! @LucaBraia

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© 2017 @mariopolese