Quel terremoto che cambiò la storia di un popolo oggi sia da sprone per superare anche la sfida del Covid

“Io non c’ero. Non c’ero alle ore 19:35 del 23 novembre del 1980. Non l’ho sentito. Sono nato qualche mese dopo ma per tutta la mia vita è come se in quel maledetto giorno di novembre ci fossi stato anche io. Da sempre viviamo con quel ricordo, con quelle immagini di morte e devastazione attaccate alle pareti della moria collettiva. Anche chi non c’era sente sua quella memoria. Anche chi è venuto al mondo dopo, come me, sa che quei 90 secondi di paura hanno cambiato per sempre la vita di chi ha visto la propria casa crollare e insieme ad essa tutta una vita di certezze, sudore, sacrifici, sangue e lacrime”.

Faccio mie queste parole scritte ieri sull'Huffingtonpost dal mio amico Sergio Ragone per ricordare i 40 anni dal terremoto del 1980.
E' un grande onore per me oggi essere qui e poter intervenire per ricordare un evento che ha segnato in maniera così tragica la storia del popolo lucano.
Questo Consiglio regionale oggi, coincide con una data per i lucani incisa nella carne e nello spirito. Il 23 novembre non è solo un giorno sul calendario. E' semplicemente il giorno del terremoto. Oggi ricorrono i 40 anni da allora. Da quel terremoto che piegò in due una intera popolazione. Era domenica. Erano le 19 e 34: le famiglie erano a casa o a messa. Molti erano a passeggio perché per la stagione il clima era straordinariamente mite. Ma a un certo punto si creò una frattura nella storia. Quel 23 novembre interruppe la continuità temporale generando una frontiera: da allora c'è stato un prima e un dopo.

La terra iniziò a tremare per un tempo che a chi visse quei momenti parve infinito. Furono 96 secondi in cui tutto cambiò. Le cronache raccontano di un rumore di fondo cupo e forte mischiato con il cigolio del ferro che si piegava e del cemento che si crepava. Case crollarono, muri si spaccarono, strade scomparvero. Macerie, milioni di quintali di macerie dappertutto. Su tutto un odore di zolfo. L'inferno in terra per oltre un minuto e mezzo.
Fu un evento sismico spaventoso che abbraccio due regioni sorelle come la Campania e la Basilicata: l'area interessata dal tremendo evento sismico fu pari a circa 17 mila chilometri quadrati. Secondo le stime del tempo ci furono circa 280 mila sfollati, 8.848 feriti e ben 2.914 morti.
40 anni fa ma sembra realmente un'altra epoca. Le istituzioni non erano pronte a un disastro del genere. Ci vollero oltre 48 ore con le comunicazioni saltate e decine di paesi isolati per iniziare a capire la dimensione di una vera e propria apocalisse.

All'inizio i primi soccorsi furono volontari e improvvisati. A 40 anni di distanza mi sento ancora di ringraziare a nome di tutta la comunità i ragazzi, oggi uomini ma allora soldati del 91° battaglione dell'esercito che a mani nude scavarono tra le macerie per salvare vite. Poi arrivò il Commissario Giuseppe Zamberletti che guido i soccorsi e che grazie anche all'esperienza in Irpinia e Basilicata poi da parlamentare fu artefice della nascita della moderna Protezione civile che proprio in queste settimane si sta distinguendo per il lavoro meritorio nella gestione del contagio.

Per il resto ci volle del tempo: sette mesi dopo il Governo nazionale istituì una legge speciale. Il 14 maggio del 1981 infatti, il Parlamento approvò la legge numero 219 per la ricostruzione e lo sviluppo delle aree terremotate. A oggi i conti indicano una spesa ancora in aggiornamento di circa 26 miliardi di euro. In aggiornamento perchè purtroppo in quella valanga di denaro non tutto funzionò alla perfezione.

Queste sono lezioni che dovremmo tenere a mente. Anche in questi giorni, seppur con tutte le differenze del mondo stiamo vivendo una sorta di apocalisse sanitaria. E alla fine di questa Pandemia, che mi auguro non duri ancora a lungo dovremmo contare vittime e danni. Il mio auspicio è che questa classe dirigente si dimostri all'altezza della situazione perchè come spesso accade quando accadono eventi di eccezionale gravità il peggio è il dopo e la ricostruzione tra nuove povertà ed enormi disagi sociali.Mi avvio a chiudere questo ricordo con un pensiero speciale per quei 66 bambini che trovarono la morte nella Chiesa di Santa Maria Assunta a Balvano che non fu risparmiata dalla violenza della scossa. Tutti i 131 comuni della Basilicata riportarono danni enormi. Fra questi, 63 furono gravemente danneggiati mentre 9 furono inseriti negli elenchi dei comuni disastrati: Balvano, Bella, Brienza, Castelgrande, Muro Lucano, Pescopagano, Potenza, Ruvo del Monte e Vietri di Potenza. In Basilicata, nella provincia di Potenza, persero la vita 146 persone in totale e migliaia furono i feriti anche gravi.

A fronte della tragedia il vero miracolo avvenne con il cordone di solidarietà che subito scattò da tutto il mondo. Il Terremoto dell'Italia meridionale divenne un simbolo di solidarietà internazionale. Anni dopo visitando una mostra vidi un enorme quadro a firma di Andy Warhol: era l'ingrandimento della prima pagina del quotidiano Il Mattino con il titolo che fece storia: “Fate presto”. Mi colpì da lucano in terra straniera e da uomo verso un enorme artista. Quello che accade se raccontato rimane e spero serva da insegnamento. E chiudo con uno sprone che faccio mio ma che consegno anche a voi: in queste ore e in questi giorni siamo chiamati tutti a un solo sforzo: dare il nostro meglio. Perchè da qualche parte anche in questo istante c'è chi sta chiedendo alle istituzioni e quindi anche a noi: “Fate presto”.

E possiamo farcela come ce la fecero ad alzarsi allora. E per chiudere prendo in prestito anche le parole di un altro mio amico Gianni Molinari che ieri sul Mattino di Napoli proprio ricordando quella prima pagine di 40 anni fa ha rintracciato quei bambini che apparivano in una immagine tra le macerie protetti solo da una coperta: le de bambine di allora oggi sono donne che in qualche maniera anche se lontane dalla Basilicata ce l'hanno fatta.
Ce la faremo anche noi, ne sono certo!

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Mario Polese

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