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Il mio intrevento nel Consiglio Regionale del 18 luglio

Signor Presidente,

colleghi consiglieri,

lo dico con il massimo del rispetto che nutro e che ho avuto sempre nei confronti di tutti voi, maggioranza e minoranza: trovo questa mozione di sfiducia nei confronti del presidente Pittella un atto totalmente e tristemente sterile, un’arma spuntata per un agone politico che meriterebbe ben altri argomenti di confronto e non le scorciatoie del più strumentale dei giacobinismi per sovvertire i pensieri, indebolire la democrazia e avvantaggiarsi a colpi di improvvisazioni demagogiche.

Tutto ciò peraltro a pochi mesi da un voto che non subirebbe variazioni temporali, seppur questa mozione fosse approvata, e che saprà essere arbitro imparziale di programmi e politiche diverse, le nostre e le vostre, che dovrebbero essere sì reale terreno di confronto, e non altro. Anche per quella fiducia e quel rispetto non formale, per quanto mi riguarda, ma sostanziale e culturale nei confronti degli organi inquirenti. Rispetto che noi dovremmo articolare in un asettico distacco sul piano politico delle vicende in corso di accertamento.

Il silenzio che ci suggerisce Bonaventura da Bagnoregio, e che io ho praticato in questi giorni, non vuol dire astenersi da un dibattito di merito rispetto al quadro mediatico emergente, sul quale tutti dobbiamo riflettere. Tutto questo, però, non può essere il fulcro di una battaglia politica o oggetto di una campagna di odio e di livore personale, come sta accadendo, anche in dispregio di quelli che sono i principi della nostra Costituzione italiana, per la quale ogni cittadino, nessuno escluso, da Marcello Pittella a Virginia Raggi per intenderci, è innocente fino all’ultimo grado di giudizio.

Basta con questo sentimento “forcaiolo” strisciante, pericoloso per l’intera tenuta democratica del nostro repubblicano Paese e parente, culturalmente, a quegli stessi sentimenti di aggressione e veemenza, contro le debolezze e le diversità che sono propri delle esternazioni di Salvini e Di Maio, maior e minus habens di uno stesso scellerato clichè e cioè mortificazione quotidiana dei diritti civili e sociali del nostro paese.

Noi come legislatori, al netto delle appartenenze e casacche, siamo chiamati a produrre leggi, proporre idee per garantire ai lucani sicurezza e garanzia di futuro tanto per quei cittadini che ci hanno votato e tanto per quelli che non ci hanno votato. Non siamo delegati a sostituirci ai giudici. A ergerci censori, soprattutto se questo è motivato da meri calcoli elettorali. Non abbiamo il diritto di interferire e né di assumere posizioni da ultras. Il tema è troppo serio. I tribunali di piazza si facevano nel Medioevo. Oggi siamo nel 2018.

Io non farò lo stesso errore a contrario e non nascondo il sentimento per il rapporto umano e personale prima ancora che politico verso Marcello Pittella. Sono, infatti, più che certo che anche in questa occasione saprà far valere le proprie ragioni e la propria estraneità. Voglio, invece, insistere su un tema: noi siamo stati eletti e abbiamo il dovere di portare a termine tutti gli impegni assunti con i cittadini.

Comprendo che vedendo ciò che accade a livello nazionale con Salvini che cavalca gli appetititi più beceri per alimentare divisioni, odio, razzismo al solo scopo di aumentare il proprio gradimento frange di persone più sensibili alla rabbia e Di Maio, che fa del doppiopesismo, del complottismo la propria ragione politica solo per galleggiare tra un omissis, uno scivolone e qualche castroneria giuridica, al sol fine di resistere ad una deriva elettorale che già si è vista nel Sud e nei nostri Comuni alle scorse elezioni amministrative, possa indurre anche nella nostra Regione a una sorta di emulazione meccanica.

Ma sono certo che i cittadini e le forze positive di questa Regione sapranno fare muro contro questa deriva qualunquista e, consentitemi, anche un pò sempliciotta, ma proprio per questo pericolosa, che vuol cambiare le regole del gioco a la partita in corso. Io ho fiducia negli italiani e nei lucani. Nel loro buon senso e nella loro misura. Siamo il popolo dei grandi giuristi (da Mario Pagano a Emanuele Gianturco), dei grandi Statisti meridionalisti (da Francesco Saverio Nitti a Giustino Fortunato), dei grandi intellettuali e letterati (da Sinisgalli a Pierro e Scotellaro). Non siamo il popolo dell’improvvisazione e dell’opportunismo.

Non voglio attardarmi oltre, perché credo che oggi le parole debbano essere misurate ma non posso esimermi dal dire che mentre qui ci attardiamo su vicende che non ci competono lo scenario politico nazionale ci consegna un quadro a dir poco desolante e preoccupante. Abbiamo un governo nazionale che si sta dimostrando il più inconcludente finora della storia. Registriamo situazioni al limite del paradosso, situazioni che sarebbero comiche se non fossero compiute da ministri e leader nazionali di partiti. Ma davvero pensiamo che meglio non si possa fare? Ma davvero vogliamo arrenderci a questo stato dell’arte.

E non resterò a guardare e a subire un viceministro che viene in Basilicata, a Matera, senza avvertire le istituzioni, incurante dei protocolli e delle più semplici regole di buona educazione e trasforma una visita che poteva essere importante per il rilancio del Sud che vince e che si propone alla guida culturale del paese in una farsa. In un comizietto senza contenuti ma solo con le solite accuse e con i soliti proclami da banditore di provincia. Da rappresentante della nostra Repubblica senza un minimo di contegno e rigore interviene a gamba tesa su una questione giudiziaria, in una fase così delicata emettendo sentenze e giudizi di una gravità inaudita, celebrando un processo in piazza, continuando a puntare il dito contro gli altri in maniera perfino violenta giustificando tutto a se stessi. Se questo è il tentativo di distogliere l’attenzione dai problemi reali del Paese e frenare l’emorragia di consenso che i 5 Stelle stanno pagando per l’abbraccio mortale con la Lega Nord, sì Lega Nord perchè sempre nordista rimane. Le bugie alla fine hanno le gambe corte e gli slogan oramai, in un tempo veloce come il nostro, durano giusto il tempo di un caffè.

Perchè Di Maio a Matera non ci ha parlato, invece, di un decreto che taglia migliaia di posti di lavoro, molti lucani, salvo poi scaricare la responsabilità ai burocrati del Ministero che avrebbero modificato le carte durante la notte. Salvo poi, invece, essere smentito dall’Inps che gli ricorda che ne era a conoscenza da almeno una settimana. Così come quando dichiara : “La legittima difesa è un reato che vogliamo potenziare”. Reato? Insomma lucciole per lanterne. Tanta improvvisazione e poca conoscenza della materia. Ma questo è e questi sono quelli che governano, e se non fosse una cosa serissima penserei a uno scherzo. Da De Gasperi e Nenni siamo passati, come lo hanno definito i suoi stessi alleati, al più classico dei “Cetto Laqualunque”. 

E allora chiudo, riprendendo uno spunto dell’ottimo intervento dell’avv. Paolo Galante nello scorso Consiglio: noi siamo stati, lo siamo oggi e lo saremo sempre e comunque garantisti con tutti. E non rinunceremo mai ai nostri valori, liberali, progressisti e riformisti e con questi nelle prossime settimane continueremo a lavorare per il bene dei lucani.

 

Mario Polese
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