Intervento del Consigliere Mario Polese - Consiglio del 12/02/2014

Presidente, assessori, colleghi consiglieri, preliminarmente chiarisco, nessun rapporto di parentela con la dr.ssa Santoro, sfido chiunque a dimostrare il contrario, e mi preoccupa l’approssimazione con cui si fanno certe affermazioni perché se è questa la cura e l’approfondimento con cui si porta avanti il proprio lavoro consiliare, mi spaventa l’eventuale azione di proposta, se mai ci sarà. Credo anche sia davvero uno spreco di tempo, in disprezzo dei cittadini, dedicare il tempo d’aula consiliare alle “voci di corridoio” e non ai reali problemi del territorio. Detto questo ritengo la relazione programmatica oltre che esaustiva e di per se caratterizzante una visione complessiva della nostra regione, altamente rivoluzionaria, tanto nel metodo quanto nei contenuti e nella proposta di sviluppo. Parto dall’analisi politica, che sento di condividere in toto, l’appello all’unità della maggioranza non è un orpello, ma elemento essenziale per un inizio ed un prosieguo delle attività regionali che dalle sue indicazioni Presidente, mi paiono orientate in maniera chiara verso due direttrici: il sostegno immediato agli ultimi ed ai penultimi e la costruzione di un modello di sviluppo moderno, sostenibile e finalmente efficace.E’ evidente che parlare di bioedilizia, di petrolbond significa fare un passo in avanti verso la modernità, verso l’Europa e verso politiche di sviluppo reale. E se noi oggi abbiamo l’occasione di trovarci a costruire soluzioni che ci riportino al centro del dibattito comunitario, con tutti i benefici che possiamo facilmente immaginare è anche grazie all’ausilio di una giunta di altissima qualità tanto in termini di competenza quanto di bagaglio relazionale extraregionale. E sta poi a questo consiglio contribuire a calare nei territori le politiche di governo e di contro portare nelle sedi istituzionali le problematiche delle diverse aree della Basilicata, in una logica non più di appartenenza ma di interesse diffuso e collettivo.Provo quindi a dare il mio contributo e a provare ad iniziare già da oggi, perché non possiamo perdere tempo, a declinare nel dettaglio le linee di programma che ritengo prioritarie in 4 punti: 1) L’economia della cultura: è necessario comprendere il significato di questo filone di sviluppo in chiave europea, prevedendo una messa a sistema dei vari pezzi di governance che gravitano oggi in maniera isolata e non coordinata. Apt, Film Commission, Visioni Urbane, Matera 2019, sono strumenti di diversa natura giuridica che dobbiamo provare a coordinare in uno sforzo unitario volto a fare del turismo il primo motore di sviluppo della nostra regione, perché il nostro paesaggio è la seconda risorsa più importante della nostra regione, dopo vi parlerò della prima. Dobbiamo poi non dimenticarci delle aree interne, mi riferisco agli sforzi fatti nell’alto potentino, nell’area della Camastra e più in generale nei piccoli comuni. Ce lo chiedono il Ministero per lo Sviluppo Economico e quello della Coesione Sociale, con progetti pilota di valorizzazione delle aree interne e ce lo chiede un insieme di territori che ha investito tanto nei cosiddetti attrattori e che dovrà essere considerato quanto meno alla pari delle altre aree a vocazione turistica della nostra regione. Quel territorio per altro, annovera anche un unicum italiano, con un solo altro esempio analogo in Europa, il Parco della Grancia troppo spesso strumento di contesa politica piuttosto che oggetto di reale visione programmatica. E a proposito dei parchi , la nostra Regione si pregia di ben 4 parchi, 2 nazionali e 2 regionali, che anche qui necessitano di un coordinamento che consenta una razionalizzazione dei costi e al contempo una implementazione delle funzionalità, anche piegando, si piegando le compagnie petrolifere a sollevare la nostra regione da alcuni costi imbrigliati nel patto di stabilità e dimostrando la reale volontà di rispettare un bilancio sociale che troppo spesso millantano e che raramente applicano. 2) L’internazionalizzazione: in sinergia con l’Università della Basilicata e gli altri centri di ricerca presenti non solo sul nostro territorio ma nell’intero Mezzogiorno con i quali dobbiamo costruire un programma di collaborazione sulla ricerca con i paesi dell’euromediterraneo, area emergente, al centro delle politiche della nuova Europa, che consenta l’intercettazione di nuove risorse comunitarie dirette, l’occupazione per giovani ricercatori, l’accrescimento di competitività per le nostre aziende che accompagneremmo in nuovi mercati anche a prescindere dalla instabilità di quei governi, oltre che concorreremmo ad aprire la nostra Regione anche verso nuovi orizzonti culturali e a migliorare la nostra già buona cultura dell’accoglienza. 3) Politiche sociali: dobbiamo dare centralità al mondo delle associazioni e del volontariato, invitandoli ai tavoli e rendendoli partecipi nell’attività di drafting legislativo, prerogativa principe della nostra azione consiliare, previa una verifica rigida del rispetto dei requisiti e della legalità, ma non dimenticandoci che spesso e volentieri sono questi organismi intermedi che si caricano i disagi e le lacune che la politica e la pubblica amministrazione non riescono a colmare. Dobbiamo quindi provare a stringere un patto con tutti gli operatori del settore, con un unico obiettivo, quello di rimettere al centro della nostra azione non solo sociale, ma che programmatica, la dignità della persona. Ed in tal senso un ruolo principe non può non essere riconosciuto all’Ospedale San Carlo di Potenza, che oltre per le politiche sanitarie, si distingue anche a livello nazione per grande capacità d’interazione proprio con i corpi intermedi che non coadiuvano l’azione di assistenza prima ancora che di cura. 4) Questione generazionale: c’è una generazione che viva con la valigia in mano, che passa le giornate nei bar non per scelta ma per disperazione, che nella migliore delle ipotesi vede mortificata preparazione e competenza e che si accontenta. Allora rotazione totale delle consulenze pubbliche con riserva di quota per gli under 40, un programma di forti incentivi per l’assunzione di under 40 nelle aziende, una formazione finanziata solo nei settori effettivamente corrispondenti alle richieste occupazionali evitando di creare illusioni, l’incentivazione dell’autoimprenditorialità solo in quelle fette di mercato che previa consultazione delle parti sociali risultano realmente essere competitive, evitando di avere una marea di srl semplificate che mascherano partite iva e che non superano i 3 mesi di vita con l’unico risultato di aumentare la rabbia e protrarre l’agonia. Allora rimbocchiamoci le maniche, per non far sparire quella che è la più grande risorsa della nostra regione, che non è il petrolio, non è l’acqua ma la nostra generazione.
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